i nodi della Germania, redpoz.

violo una legge personale di netiquette che ho provato a darmi di recente (i commenti critici ad un blog da me, i consensi da lui), fidandomi di te che non te la prenderai, anche se potrò sembrare aspro.

trovo puerile (e non parlo di te) il mantra tutto italiano contro la Merkel, che è in ultima analisi la lamentela del debitore sulla stronzaggine del creditore che rivuole i soldi…, e assomiglia troppo alla voglia di non fare i conti con se stessi.

non credo, per motivi che ho esposto a lungo sul mio blog, che un neokeynesismo oltretutto poco keynesiano sia la soluzione dei problemi europei, prima di tutto perché non il keynesismo ma la guerra mondiale risolse la crisi del 1929 e poi perché il keynesismo fu spesa sociale per investimenti infrastrutturali soprattutto,, e oggi lo si invoca piuttosto per difendere lo stato sociale, quando se ne stanno perdendo le basi stesse economiche.

aspetto che qualcuno spieghi come si potrebbe gestire l’inflazione alimentata da un keynesismo di puro sostegno al consumismo.

credo che la via di uscita dalla crisi del debito sia diverso, e consista nella forte tassazione progressiva dei ricchi; purtroppo questo pone termine all’interclassismo della sinistra buonista e barcamenante.

contrariamente a quel che si crede da noi, la Merkel perderà le elezioni perché giudicata troppo debole verso i PIGS, non per il contrario; dovrà dimostrare, per cavarsela, che i deboli sono gli altri; ma gli altri faranno il suo stesso gioco; quindi dobbiamo aspettarci da ora a ottobre 2013 una Germania sempre più intransigente e per niente arrendevole.

chiedere soldi alla Germania significa cederle fette di autonomia: non so quanti lo hanno capito.

sperando che tu ti senta usato semplicemente come uno spunto per sistematizzare le mie tesi e non come un bersaglio polemico, mi farai sapere se ho calcato troppo la mano, nel qual caso svilupperò d’ora in poi le mie critiche al pensiero altrui unicamente sul mio blog :) :) :)

ciao.

Diciamo che parlare delle politiche della Merkel senza concedere ai commenti sulla sua persona (o, nel caso, “personaggio”) è particolarmente difficile.

Ti dico, però, che se le stesse politiche fossero state adottate da Schäuble, Seenhofer, Westerwelle o chi altro, il mio giudizio non sarebbe affatto cambiato.

Rigetto quindi, perlomeno, ogni tonalità di sessismo o astio antigermanico nel mio commento.

Non torno sul dibattito sul keynesismo, che abbiamo in parte affrontato altrove e ci trova tuttosommato concordi.

Semplicemente, quello che credo necessario è riconoscere che la ricetta anticrisi della Merkel ha anche dei lati negativi. E non pochi: spiace dirlo, ma applicata alla Grecia ha fatto moltissimi danni. Almeno per come è stata applicata.

Non nego che sia fondamentalmente corretta ed a lungo termine la più salutare e solida delle soluzioni, dico semplicemente che per COME è stata applicata fino ad ora è stata disastrosa. I tagli draconiani imposti si sono rivelati ciechi rispetto alla realtà sociale ed economica con conseguenze gravissime. Certo, la colpa non è solo della Merkel (c`è anche l`FMI) ma a livello europeo questa è la SUA politica

Purtroppo, per come funziona attualmente il nostro sistema economico, se l`economia è ferma, bisogna farla ripartire. E questo anche la Germania, anche la Merkel lo sa. Lo ha vissuto sulla sua pelle con la DDR….

Insomma, il rigore va bene. Ma deve essere ragionato.

Mi pare che stiamo assistendo ad una situazione speculare a quella commentata proprio da te dallo Spiegel: risanare i bilanci “tutto d`un colpo” con l`austerità (piuttosto che con un prestito forzoso): la mossa è sbagliata, forzata e pericolosa. Serve una certa gradualità.

Gradualità che, a mio avviso, in questo momento include anche una dose di “keynesismo” (virgolettato con tutte le precisazioni del caso). Oculato, ma credo necessario stimolo all`economia.

Magari all`economia verde, al risparmio energetico, all`isolamento termico, alla ricostruzione degli acquedotti….

Quanto alle elezioni tedesche, la tua risposta è molto interessante, ma parziale. Come, di fatto è parziale la mia ricostruzione nel post: le elezioni tedesche non si giocheranno -credo- tutte sui PIIGS e sulla politica europea, ma vi saranno altri fattori determinanti. Primo fra tutti l`economia nazionale: qui sarà fondamentale spiegare che anche il benessere tedesco dipende da quello europeo e la mia impressione è che in questo punto l`SPD sia avvantaggiata. Da non sottovalutare poi la litigiosità dell`attuale coalizione ed il parziale fallimento della Merkel nel riformare lo Stato.

Ma venendo alla politica europea, credo che in parte tu abbia ragione. Tuttavia, anche qui la Merkel dovrà dimostrare che l`SPD sarebbe ingiustificatamente più morbida verso i PIIGS (e lo scrivi anche tu), visto che di fatto le misure sono state votate congiuntamente.
Probabilmente dobbiamo aspettarci una Germania sempre più intransigente, corretto, ma forse (forse!!) con l`approvazione dello scudo il problema è ora parzialmente superato.

Per il resto, concordo sul fatto che il debitore ceda sempre parte della propria autonomia al creditore. Ne`, di conseguenza, che debba acconsentire ad alcune scelte imposte.
In fondo non è sbagliato, allora, che il Bundestag abbia un diritto di veto sul trattato fiscale….

((trovo superfluo questo punto, ma probabilmente per te non lo è -e se fossi al tuo posto probabilmente condividerei questa “preoccupazione”- quindi ti tranquillizzo dicendo che non mi sento affatto preso come bersaglio polemico e trovo il dibattito sommamente interessante. E se anche fossi il bersaglio, ciò non cambierebbe affatto la necessità e la gradevole utilità di questo confronto. Quindi non ti far remore!))

bene, è sempre un piacere discutere con te, dato che hai la virtù rara (anche e forse soprattutto in me stesso) di non inalberarti per i dissensi; quindi, rinfrancato, proseguo.

procederò frammentariamente perché in questo momento non ho una visione complessiva del tuo punto di vista; e provo a mettere a fuoco i punti di dissenso nel mare magnum delle cose condivise.

a) l’unico modo del debitore di non cedere al creditore parti di sovranità è non indebitarsi; dopo averlo fatto ogni altra considerazione o protesta sono ridicole; c’è una sola strada per togliere al creditore la parte di sovranità che si è preso, ed è il fallimento; ma per potere fallire occorre semplicemente non avere bisogno di altri prestiti.

b) non credo alla possibilità di risanare la situazione con rimedi graduali; del resto questa sta diventando più un dato di fatto evidente sotto gli occhi di tutti, più che una opinione; la storia non si sviluppa tutta gradualmente e con calma, ci sono anche le situazioni di crisi in cui tutto avviene tumultuosamente; questo momento storico è uno di quelli in cui un anno vale due o tre decenni, e servono soluzioni veloci, drastiche e draconiane, altrimenti tutto degenererà precipitosamente per altre strade del tutto fuori controllo: guardare quello che sta succedendo in Grecia, dove è semplicemente cominciata la dissoluzione dello stato.

c) la sostanza del problema attuale è che l’Europa deve impoverirsi, e di molto; non ci sono strade indolori per farlo; il carattere doloroso delle misure economiche attuali non sta nella loro intensità “draconiana”, ma nella loro distribuzione; impoverire i poveri e salvare gli ultraricchi rende dolorosa la ricetta sociale che si sta attuando, ma non è la misura di questi tagli o la loro distribuzione nel tempo che va criticata; anzi i tagli, proprio perché fatti nella direzione sbagliata sono deboli, incerti, e di gran lunga inferiori al necessario… e l rigore ragionato è appunto questo, non un rigore genericamente e vagamente più moderato, del quale non esistono le condizioni.

d) i sondaggi preelettorali tedeschi danno la vittoria alle sinistre, e non credo che la Merkel riuscirà a risalire i sondaggi; nello stesso tempo, nonostante l’incredibile gaffe televisiva nella quale ha dimostrato di non sapere collocare Berlino su una carta geografica europea e ha provato a collocarla vicino a San Pietroburgo… il suo gradimento personale è altissimo, attorno al 75%.
la campagna elettorale tedesca sarà peraltro tutta giocata, a mio parere, attorno al tema della crisi tedesca, che sta cominciando: le due locomotive del mondo, Cina e Germania, stanno cominciando a dare segni di rallentamento.

e) aggiungo, perché la mia posizione è chiara: per fortuna!
ho letto ieri del tono lugubre di non so quale istituto economico internazionale che lamentava la crisi irriversibile dell’economia perché nel 2013 l’economia mondiale si svilupperà SOLTANTO del 3,9%, tasso insufficiente a mantenere in vita l’attuale assetto economico.
che cosa aspettiamo a dire basta a questo delirio.
per fortuna esiste la crisi…

Innanzitutto devo invitarti a non attribuirmi virtù che non possiedo….tanta pacatezza è probabilmente dovuta allo strumento tramite il quale questa conversazione si svolge: strumento che impone tempi più lunghi e riflessivi di una discussione vis-à-vis, evita violente sovrapposizioni e concede qualche attimo per rielaborare le parole. Onestamente, le mie discussioni dal vivo non sono generalmente gradevoli.

Provo quindi a chiarire il mio punto di vista, premesso che sono fondamentalmente d`accordo con quanto scrivi, i miei dubbi sono, direi, di ordine pratico: mi sembra, in sostanza, praticamente impossibile adottare i metodi drastici cui ti riferisci. Ma qui siamo su questioni di metodo e non di merito. Sono d`accordo sul fatto che le scelte debbano essere radicali, ma scelte radicali non escludono un`applicazione progressiva.
Per inciso, dico che quando ritengo le misure draconiane “inapplicabili” ciò è semplicemente perché constato come i “centri di potere” economici siano in grado -sempre – di bloccarle.
Questioni di metodo da cui derivano comunque conseguenze importanti, prima fra tutte quella altrettanto metodologica su come gestire i tagli e gli stimoli all’economia: anche qui, di fatto, mi pare che concordiamo sulla necessità di evitare che i costi sociali di questa crisi e ristrutturazione debbano ricadere sulle fasce più deboli. Dunque, premesso che a mio avviso gli espropri sono impraticabili, mi pare che l`unica alternativa sia quella di una “decrescita felice” con il giusto mix di tagli alla spesa superflua e stimoli ad una nuova economia.

Ciò detto, non so chi fra noi viva più nel mondo dei sogni e dell`irrealtà: se tu od io.

Non mi sembra, infine, che sugli altri punti che citi vi siano particolari questioni rispetto alle quali dissentire.

mi era sfuggita la tua ultima risposta, d’altra parte, se servono altre scuse, il tuo blog non è programmato per lunghe sfilze di commenti.

parto dal fondo: vivono nel mondo dei sogni sia quelli che per definizione ritengono che occorra sempre qualche rivoluzione, sia coloro che per principio sono per la cosiddetta moderazione; la questione non si può decidere in astratto, dipende dai momenti storici.

momenti storici drammatici esigono provvedimenti duri e tempestivi; se non si è capaci di prenderne succedono conseguenze molto più gravi dopo.

il tempo intercorso nella risposta forse è utile a sciogliere questo nodo, dal quale discende tutto il resto.

ciao.

ammetto che la struttura del blog non è ottimale, però risponde bene allo scopo di non sovraffollarlo di miei commenti…

non dico che le rivoluzioni non servano, semplicemente vorrei che fossero realizzabili e sbattere la testa per obiettivi impossibili non mi entusiasma troppo. ne` la moderazione od i compromessi mi entusiasmano, ma ogni tanto una piccola vittoria può esser meglio di una grande sconfitta.

concordo sulla tempestività, ma resto dell`idea che la si possa distinguere e dosare con la radicalità.

caro red, ognuno si sceglie la struttura del blog che implicitamente preferisce, evidentemente: io adoro le code chilometriche dei commenti (che a volte si perdono lontano dall’argomento da cui sono partiti).

allora, coerentemente, ti spiace se ti rimando a questo post, in fondo a tutto? sta in un blog che non ha scoperto ancora nessuno…
https://bortocommenti.wordpress.com/2012/07/24/i-nodi-della-germania-redpoz/

il punto, secondo me, è che le rivoluzioni sono primo l’intrusione violenta dell’irrazionale nella storia, ed è proprio questo che la generalità dei rivoluzionari non capisce e si trovano sempre travolti dagli avvenimenti.

insisto sul concetto: nessuno è più patetico del rivoluzionario che crede che la rivoluzione che ha davanti sia quella che ha pensato lui: faccio un esempio solo, Lenin, che morì confessando che sentiva che le cosa stavano andando in un modo che non aveva previsto (e cercò di bloccare Stalin, invano).

quindi non possiamo sapere né che cosa vogliono davvero le rivoluzioni (che spesso non vogliono proprio niente di programmato) né, a priori, se avranno successo oppure no, e in particolare che tipo di successo avranno.

quanto alla tempestività, non so se ho capito bene: serve a prevenire la rivoluzione, che, per i motivi detti sopra, non è una scelta ottimale, storicamente parlando: però una tempestività dosata non riesco a immaginarla…

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