masticone, quant’è difficile incarcerare…

ho deciso di riattivare questo blog, oggi giorno di Pasqua e quindi della rinascita…

d’ora in poi riporterò qui sistematicamente le mie discussioni su altri blog, o anche soltanto i commenti.

sarà un modo di socializzare di più e di segnalare i numerosi contributi di pensiero in rete che mi paiono importanti.

comincio da questo post di masticone, un blog da cui a volte dissento politicamente, ma del quale sono sicuro di condividere la profonda passione civile, che lui ha la straordinaria capacità, che a me manca, di sapere esprimere senza intellettualismi e con una forza di sentimenti che spiega, oltre all’interesse di leggerlo, anche il suo straordinario successo.

bortocal  marzo 31, 2013 alle 8:47 am

ho cliccato “I like”, ma non me lo prende: forse hai superato il massimo consentito??? :)

e dopo avere cliccato sottolineo quella che mi pare una piccola contraddizione: da un lato critichi il carcere come istituzione, dall’altro pare che tu lo consideri giusto per chi non si è pentito.

secondo me il carcere dovrebbe essere riservato a delitti così gravi da suscitare un autentico allarme sociale ed essere visto come una necessaria garanzia alla società del non ripetersi del delitto: del resto la sua funzione mi pare solo questa; d’altra parte anche la buona condotta che lo abbrevia pare segua questa logica.

insomma ti assegno come carcere il tempo che ritengo necessario perché tu arrivi veramente a pentirti e a diventare una persona diversa, che non ripeterà l’errore.

è vero che l’autentico pentimento è difficile da constatare e potrebbe facilmente essere simulato; è vero che le carceri sembrano il luogo più inadatto per produrre questa presa di coscienza, e che ci sono mille altre obiezioni sia pratiche sia teoriche.

tuttavia una società che non si desse queste garanzie almeno confuse e parziali sarebbe ancora più inaccettabile per chi ci vive.

e basta guardare all’Italia dei furbi, dove solo i poveracci senza protezioni pagano in questo modo per rendersi conto di quale degenerazione sociale provochi l’impunità.

hai visto “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani (l’ho recensito anche sul mio blog)?

se ti fosse sfuggito, cerca di vederlo: mi pare un film che è molto dentro questa tematica, e perfino un esempio straordinario di “carcere buono”, un eccezionale esempio di buon funzionamento del carcere rieducativo, che potrebbe farti (oppure farci, perché capisco bene tutte le tue ragioni) cambiare idea.

Non credo ai carceri buoni
Il carcere e’ sempre e comunque uno schifo e una aberrazione.
Non credo nella sopraffazione dell’uomo su un altro uomo. Non punirei con il carcere nessuno, mai. La punizione vera per me e’ la presa di coscienza del danno fatto,
Poi esiste anche la società che ha bisogno di tutele e di sicurezze e ci possono essere casi in cui per evitare la reiterazione del danno o per limitare individui socialmente pericolosi può essere una misura necessaria
Scusa ma non ci vedo alcuna contraddizione in questo.
Detto ciò il tema del post era però altro
Non è’ pensabile vedere uomini e donne che sono macchiati della soppressione di altro essere umano continuare a vestire le divise della polizia ed e’ vergognoso che i loro colleghi manifestino sotto la casa dei genitori della vittima
Di questo bisogna parlare oggi.

hai certamente ragione che dobbiamo parlare dei poliziotti che hanno ucciso quel ragazzo e che torneranno in servizio fra poco.

come sai già io l’ho fatto http://bortocal.wordpress.com/2013/03/28/150-la-polizia-di-ferrara-si-unisce-al-partito-golpista-italiano/ e credo che lo farò ancora, compatibilmente col numero di porcherie di cui ci si deve occupare come blogger… :(

il carcere però non è sopraffazione di un uomo su un altro uomo, è sopraffazione della società sull’individuo, se proprio vogliamo vedere…

e mi pare che si debba partire da qui perché tra dire che non si vorrebbe vedere in carcere nessuno (mi associo, naturalmente) e dire che però può essere una misura necessaria la contraddizione è evidente.

nessuno di noi è chiamato a dare il suo consenso personale alla condanna di nessuno: quando chiediamo misure legali che prevedono l’arresto stiamo ponendo un problema sociale, non stiamo chiedendo una vendetta personale…

ciao, carissimo, e perdona la replica, forse anche inutile.

masticone

Sai che adoro discutere con te

Io personalmente non chiedo l’arresto per nessuno che non sia un pericolo per l’incolumità fisica di qualcun altro
La nostra società invece lo richiede anche per cose che secondo ne andrebbero sanzionate in modo diverso

Resta la circostanza che chi garantisce la legge deve essere al di sopra di ogni sospetto
E’ proprio il minimo sindacale …

meno male che non ti pesa la discussione; dovrebbe anche essere una cosa normale, ma si vede che sono rimasto traumatizzato dall’essere stato definito un troll poco tempo fa per un commento sgradito… ;)

credo che siamo su un terreno ampiamente comune: avevo scritto nel commento precedente: “secondo me il carcere dovrebbe essere riservato a delitti così grave da suscitare un autentico allarme sociale ed essere visto come una necessaria garanzia alla società del non ripetersi del delitto”.

la discussione a questo punto dovrebbe spostarsi sul merito dei reati.

però tu riduci il campo al pericolo rappresentato per l’incolumità fisica.

io che sono pure un materialista ho un’idea della persona che non coincide completamente col suo corpo: ho quindi l’impressione che la tua posizione sia un pochino semplificatoria del problema.

ci sono anche culture, come quella islamica, che considerano più grave violare la sacralità del Corano che amputare le mani a un ladro.

mica dico che vanno bene, intendiamoci: però in quella cultura, come vedi c’è un ribaltamento di valori.

occorre entrare nella discussione, non c’è scampo, e quindi incasinarsi parecchio: caso per caso, delitto per delitto (per citare Hitchcock).

in una società storicamente cristiana come la nostra, la persona non è solamente il suo corpo.

è quindi la politica che pone questi paletti valutando la gravità dei reati: è una lotta aperta, non una definizione già data,.., secondo me, naturalmente, ma non credo ci sia bisogno di ripeterlo tutte le volte

ciao

Non sei un troll
E’ solo che a volte secondo me credi di capire cose che esistono però solo nella tua testa e con esse sparì giudizi a gratis e questo mi infastidisce
Non le tue idee che spesso coincidono con le mie quanto lo sparare giudizi. E’ come una cosa a cui non puoi rinunciare .
So ad esempio che già su questo tema potremmo discutere fino a domani e tu lo finiresti con un giudizio.
* * *
Sul carcere le mie idee sono super minoritarie quindi sono abituato a sentire gente che dice che sostengo minchiate quindi non me la prendo più.

boh, mica capisco, ma lasciamo perdere.

per fortuna un commento più lungo si è cancellato per errore.

 

masticone aprile 1, 2013 alle 4:46 pm

Evvai….😊😊😊😊😊😊

grazie della presa per il culo, anche.

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