pabloz, Catarsi in do minore (senza catarsi, però).

scrive colui che per me sarà sempre pabloz, il cui posto è stato nel tempo assunto da un certo paolo zardi, che non conosco e non voglio neppure conoscere:

http://grafemi.wordpress.com/2013/09/18/catarsi-in-do-minore/

Anni fa frequentavo, con grandissima soddisfazione, una comunità di blogger particolarmente attiva e stimolante. La piattaforma, la piccola blogs.it, aveva mille magagne ma le sue particolari dimensioni – abbastanza grande per non sentirsi soli, sufficientemente piccola per conoscere tutti, almeno di vista – la rendevano simile a un paese; e poiché in questo paese c’erano almeno dieci tra le persone più brillanti che abbia mai conosciuto, i risultati che ne vennero fuori furono irripetibili. Poi, come spesso succede, finì tutto a puttane: insulti, veleni, ripicche, scontri ideologici, amori e tradimenti. Ora, quella piattaforma, che mi ha consentito di scoprire che scrivere è un’attività meravigliosa, se ne sta là come un cimitero: triste, abbandonato, straziante.

Tra le varie iniziative, ce n’era stata una particolarmente divertente: una rivista dei blogger, pubblicata sotto forma di blog, dove ognuno avrebbe avuto una propria rubrica. Io scelsi di scrivere recensioni di blog come se fossero libri, o film; ma prima di iniziare, non resistetti alla tentazione di buttare giù una parodia di una scrittrice che animava quel blog, e che tra l’altro era la “caporedattrice” di quella nascente rivista. Luisa – è questo il suo nome – scriveva post, o racconti, particolarmente poetici che, se letti senza la giusta predisposizione, potevano sembrare un ammasso di immagini suggestive slegate tra loro. Durante un viaggio in macchina, passai le due ore dell’autostrada scrivendo, a mente, una parodia: fu una delle esperienze più divertenti della mia attività di blogger.

Quel post mi è tornato in mente questa mattina, quando ho intravisto, nella mia libreria, un romanzo (molto bello) di quell’autrice – e mi sono chiesto se una parodia può funzionare anche se sganciata dal suo originale. Funziona? Rileggendola, mi è sembrato di sì. Io ci provo.

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bortocal 20/09/2013

posso dirla, dunque, la mia? sine ira ac studio…, oramai.

non hai mai capito luisa…

scrivesti allora persino che la sua scrittura era su un binario morto…

difficoltà tua ad abbandonarsi, direi… ;)

ci sono tanti tipi di scrittura, e per me i più belli sono quelli che mi sono più lontani.

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Paolo Zardi 20/09/2013

Io conosco almeno due Luise: quella che sapeva scrivere, e quella che sapeva di saper scrivere, e ogni tanto si gongolava di questo. La prima mi piaceva, la seconda – che ho parodiato qui – un po’ meno…

ps Scrissi a Luisa che la sua scrittura stava andando verso un binario morto; lei, tempo dopo, mi ringraziò…

Paolo Zardi 20/09/2013

sulla mia difficoltà ad abbandonarmi, comunque, ti do ragione!

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– mon dieu: “saper scrivere“, ma no: sapere scrivere, perbacco; “si gongolava di questo“, capisco che nei commenti si scrive di fretta, ma c’è un limite a tutto.

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bortocal 20/09/2013

luisa è sempre stata molto buona e generosissima, effettivamente… ;)

comunque, per fortuna, la sua scrittura allora non cambiò direzione…

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Paolo Zardi 20/09/2013

E cosi’ abbiamo anche rispolverato i motivi per cui blogs.it è morto.. ;-)

Buona serata!

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non furono esattamente questi, dal mio punto di vista; però ne ho parlato meglio di recente altrove, e non mi pare il caso di tornare sull’argomento…

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4 thoughts on “pabloz, Catarsi in do minore (senza catarsi, però).

        • ora che ho capito a che cosa ti riferisci, a me è sembrata – piuttosto che la violazione ricercata di una regola sintattica per ottenere maggiore efficacia espressiva – una più banale svista lessicale: si gongolava, invece di “si compiaceva” – tenendo anche conto che il resto del registro espressivo è sempre molto formale…

          comunque, farei risolvere la questione a un vero esperto di stile: intesomale. 🙂

          anche se poi, in questo caso, se tu l’hai sentito come un anacoluto ben riuscito, c’è solo da prenderne atto, direi…

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