sendivogius, “Kill’em All!”

dibattito ancora in corso qui, a casa sua, col blogger Sendivogius, altamente raccomandabile, sempre, e col suo commentatore Il Ribelle, che si definisce, fin dal nick che ha scelto, un membro della nuova resistenza contro le nuove dittature…

* * *

sei sempre stimolante ogni volta che ti leggo.

su Monti lo sai che non condivido: è stato fatto fuori dalla coalizione dei mediocri e degli incapaci: stanno vivendo di rendita su quello che ha fatto lui fino a che non finiranno di disfarlo e continuando a sputare nel piatto dove mangiano.

è stato molto più facile ridicolizzarlo che contrastarlo con qualche ipotesi all’altezza.

ma per fortuna il tuo post non parla solo di questo ma di tanto altro, sul quale ci ritroviamo più facilmente… 🙂

Per come la vedo, Mario Monti ha fatto il “lavoro sporco” per conto terzi, nella furbesca illusione di delegare a Lui (e lui soltanto) l’impopolarità di provvedimenti drastici e draconiani. Che non stanno funzionando.
Sostanzialmente, si tratta di una applicazione pratica del pensiero unico macroeconomico, di ferrea ortodossia monetarista, che costituisce il credo dominante della UE, in ossequio alle esigenze del “mercato”. Che poi è prevalenza della Finanza, rispetto all’economia reale e a discapito del tessuto produttivo: l’unico che può generare ricchezza diffusa e reddito condiviso.
Ovviamente, nessuna delle Lor Signorie aveva i mezzi e finanche la preparazione economica per contrastare il neo-mercantilismo ultraliberista, con proposte ed ipotesi alternative all’altezza della sfida.
Ed è questo il nostro dramma, che poi è un dramma che riguarda tutta la politica europea non risolvibile senza una sinergia comune.

bortocal ottobre 24, 2013 a 17:23

non so perché si continua a chiamarlo pensiero unico.

in Italia ci sono almeno altre due scuole di pensiero in campo economico (e nel mondo una sola, perché la seconda è solo folklore da paese sottosviluppato).

la prima, quella seria, è quella del cosiddetto neo-keynesismo: in realtà un totale stravolgimento del pensiero keynesiano, che proponeva allo stato una politica di investimenti strutturali, anche in deficit, per sostenere la domanda in fase di depressione: scelta sensata, perché l’indebitamento era provvisorio, dato che si pensava che gli investimenti potessero rientrare grazie agli effetti positivi globali.

il cosiddetto neo-keynesismo attuale è invece un sostegno sociale alla domanda attraverso l’indebitamento dello stato: era la forma assunta dal dominio della finanza globalizzata in una prima fase, quando i profitti si realizzavano principalmente attraverso le attività produttive ed era necessario al grande capitale gonfiare il mercato a proprio vantaggio.

l’indebitamento senza rientro seguitone per gli stati ha permesso di lanciare la seconda fase, quella attuale, del dominio della finanza: quella in cui i profitti sono oramai realizzati dalle attività finanziarie, principalmente, e l’attività produttiva ha un ruolo decrescente e può essere parzialmente smantellata senza che cessi il processo di concentrazione della ricchezza che attualmente passa attraverso la lotta al ceto medio; quella in cui si sta attaccando direttamente la ricchezza della classe media per espropriarla progressivamente a favore delle élites.

(una terza fase, prossima, sarà quella in cui si passerà alla eliminazione diretta della popolazione inutile economicamente e sovrabbondante).

il noe-keynesismo sociale non coglie nulla di queste dinamiche e semplicemente propone alla finanza di restare alla prima fase: non si rende conto che l’ulteriore indebitamento degli stati, oramai ridotti a longa manus della finanza mondiale, aumenta via via la potenza di controllo sugli stati per la finanza globalizzata.

la seconda variante locale nel pensiero economico è quella grottesca dei vari Barnard e Bagnai, del recupero del “controllo nazionale” sulla propria moneta e della stampa di carta moneta per sostenere la domanda: è così risibile che non vale neppure la pena parlarne.

in sostanza è solo una versione nazionalistica e di destra del neo-keynesimo sociale: con minore sensibilità sociale, ma senza novità sostanziali.

manca nel mondo di oggi una terza vera alternativa, proponibile soltanto a livello europeo complessivo (almeno…), e cioè la lotta frontale alla finanza mondiale con la rinegoziazione globale del credito, attraverso la tosatura fiscale dei super-ricchi.

questo a parere mio…

quanto a Monti, dentro il quadro dato, che NESSUNO, neppure SEL, sta mettendo in discussione in Italia, ha fatto tecnicamente un ottimo lavoro.

questo lavoro ha impedito il crollo dell’Italia dentro il sistema dato; certamente non ha migliorato la condizione strutturale dell’economia perché questo non è possibile restando dentro questo sistema economico.

del resto, non è neppure auspicabile né realistico neppure uscendone e chiaramente non era assolutamente un obiettivo né di Monti né di nessun altro, per cui le critiche che circolano mi paiono tutte piuttosto sprovvedute.

molti dei provvedimenti di questi mesi di galleggiamento insulso stanno smantellando il buono (relativo) che Monti aveva costruito e ponendo le premesse di un nuovo crollo a breve: tutti lo sanno negli ambienti finanziari, ma nessuno si espone a dirlo per pavidità.

a breve ci sarà bisogno di un Monti di nuovo…

“..a breve ci sarà bisogno di un Monti di nuovo…”

Mi auguro proprio di no!

L’analisi non fa una piega.

Ad eccezione del fatto, che la politica economica del Governo Letta mi sembra in sostanziale continuità con quella di Monti (e Tremonti prima di lui).

Ad ogni buon conto, rifinanziare il debito ad oltranza attraverso l’emissione ad libitum di titoli di stato, senza intaccare i livelli di spesa e razionalizzare le entrate tramite nuove forme di recupero fiscale, alla lunga, è una non-soluzione insostenibile.

Personalmente, detto in modo molto semplice, propendo per una rinegoziazione ragionata del debito, con piani di rientro spalmati su periodi maggiormente dilatati nel tempo, che tengano conto di ulteriori variabili che non siano solo i rigidissimi parametri monetaristi derivati dal Trattato di Maastricht.

Variabili che tengano conto dei cicli recessivi, delle dinamiche del PIL sulla crescita e tenuta del reddito. Al contempo, sarebbe stata necessaria una regolarizzazione sistemica della finanza derivata e strutturata… qualcosa di simile ad un Glass-Steagall Act (che il “progressista” Clinton si sbrigò ad abolire) aggiornato alla situazione attuale.

A maggior ragione che l’adozione della moneta unica in ambito europeo, con l’inevitabile perdita della sovranità monetaria e una politica fiscale sempre più vincolata alle direttive UE (per giunta con una BCE che non può fare il lavoro tipico di tutte le banche centrali), presupponeva secondo le intenzioni originarie dei teorici dell’euro la realizzazione di un’area valutaria ottimale come conditio sine qua non dell’unione monetaria, tramite una perfetta integrazione economica. Cosa che con ogni evidenza è quanto mai lungi dall’essere applicata.

Ed il riferimento è ad un tizio come Robert Mundell, che certamente non è un keynesiano!

Quando parlo di pensiero unico intendo il neo-Monetarismo derivato da Milton Friedman e dalla Scuola di Chicago, che nell’Europa egemonizzata dalla destre conservatrici è assurta da teoria macroeconomica a verità di Fede.

neppure io me lo auguro naturalmente, ma non dipende dai nostri desideri.

ho appena letto sul Corriere una critica che condivido in una intervista gestita da Friedman (Alan, non Milton) al carattere troppo blando della legge di stabilità lettiana; l’intervistato è Gutgeld, presentato dal Corriere come consigliere economico di Renzi, ed ecco il ritornello del taglio della spesa pubblica, mi piacerebbe capire ancora dove sia possibile, a parte consulenze e cose varie, disgustose, ma pur sempre capaci di muovere bricioline…

di quale stabilità poi stiamo parlando non lo so neppure: certo, non di quella politica, nemmeno.

sui “rigidissimi parametri monetaristi derivati dal Trattato di Maastricht” vorrei che approfondissimo il discorso, perché ripeto che mi pare la soluzione più corretta fino a che si accetta lo strapotere della finanza mondiale, e capisco che non vi sia un leader mondiale che abbia il coraggio di sfidarlo, fino a che non ci sarà proprio costretti col fucile puntato alla gola, considerando che razza di dissesti ne potrebbero derivare…

la rinegoziazione del debito sarebbe ragionevole, ma io temo che gli ambienti della finanza non siano per nulla ragionevoli; del resto tengono in ostaggio centinaia di migliaia di dipendenti delle loro istituzioni bancarie o finanziarie.

eppure dovremo deciderci ad espropriare loro prima che loro finiscano di espropriare noi: non c’è alternativa.

non condivido affatto il mantra della perdita di sovranità finanziaria legata alla moneta unica europea: mi pare uno slogan fuorviante, legato ad una propaganda di destra e mi pare il caso di dirlo con chiarezza: se non fosse entrata nell’euro l’Italia sarebbe già fallita 20 volte, come ha fatto l’Argentina una volta, ed è il debito pubblico predisposto dalla DC e poi esploso con Craxi e Berlusconi (e la sinistra para-berlusconiana) la causa dei nostri mali, non l’euro che anzi ci difende.

però è inevitabile questa confusione di analisi che ci attraversa tutti, dove si è perso il buon senso economico elementare dietro a tanti soloni che cercano di convincerci che non possiamo capire niente e che l’economia è ricercata all’élite, che è come dire che la democrazia è finita.

il vero problema è il carattere incompiuto politicamente dell’Europa, la mancanza di un vero governo e l’impossibilità di usare la Banca Centrale Europea come una vera banca centrale: su questo invece sono d’accordo con te.

però dobbiamo sapere alla fine se vogliamo più Europa o meno Europa, e su questo la distinzione fra sinistra europeista e destra nazionalista o peggio localista, è ancora quella storica, secondo me.

ma al di fuori di una prospettiva neo-conflittuale europea con la finanza, la proposta politica della sinistra moderata non è assolutamente credibile, a mio parere.

🙂 La perdita di sovranità monetaria, nel momento in cui si aderisce ad una valuta comunitaria con corso legale a livello transnazionale, è un fatto. E non potrebbe essere diversamente.

Il che non implica da parte mia una polemica anti-euro, con un uso (e una interpretazione) strumentale di un dato oggettivo. Si alludeva più che altro a strumenti progressivi di compensazione, tra i quali per l’appunto la c.d. AVO poteva essere una delle risposte possibili; non certo la soluzione di un problema complesso. Tra l’altro rientrava nel progetto originale della moneta unica.

Tutte le baggianate sull’uscita unilaterale dall’euro tali sono e nemmeno le prendo in considerazione.

Ciò non toglie che l’euro per molti aspetti è stata una moneta concepita male e nata peggio. Ed è grave visto che è un’unità monetaria “da laboratorio”, costruita a tavolino e con una lunga incubazione.

Del resto, a parte qualche piccolo ‘dettaglio’, la nostra è una prospettiva d’insieme in massima parte comune.

sono convinto anche io di una consonanza complessiva non comune nelle nostre analisi generali, che le divergenze di dettaglio arricchiscono, come tra amici che si confrontano costruttivamente.

proprio per questo eviterei di usare l’espressione “perdita di sovranità monetaria” a proposito dell’euro, perché, fin dalla parola “perdita” suggerisce anche senza volerlo una analisi reazionaria del problema.

parlerei di trasformazione della sovranità monetaria verso nuove forme trans-nazionali.

quando le colonie americane ribelli crearono la Confederazione americana, non “persero” affatto l’indipendenza.

riserverei invece e userei con forza l’espressione “perdita di sovranità monetaria” ogni volta che parliamo del rapporto sempre più perdente degli stati con la finanza globalizzata.

scusa se approfitto della tua ospitalità per rinviarti al mio post di ieri, che è poi nato in stretta relazione con questa discussione e ne rappresenta quasi uno sviluppo:

http://bortocal.wordpress.com/2013/10/29/530-il-grande-collasso-non-ha-lasciato-tracce-la-nuova-alleanza-tra-anca-dinghilterra-e-finanza/

🙂 A proposito di intese ideali e consonanze di pensiero, mi sento in dovere di sottoscrivere le tue riflessioni che non posso fare a meno di condividere ed apprezzare.
Ad integrazione della discussione, se mi si perdona il “citazionismo”, le tue osservazioni insieme a quelle del nostro amico Ribelle, circa l’etica della finanza, l’economia giapponese, e le grandi istituzioni finanziarie (con la loro ideologia mercantilista) erano per l’appunto stati l’oggetto di una mia piccola disamina [QUI], tramite quei voli pindarici ad intreccio multiplo che personalmente mi divertono molto…

🙂 🙂 In merito a quel “qualcuno”, che addirittura sostiene che le crisi sono funzionali e necessarie per la cessione di parti di sovranità…., tanto per rimanere nell’ambito del tema originario, in un dimenticato convegno (“Finanza: comportamenti, regole istituzioni”) del 22/02/2011, organizzato dall’Università LUISS Guido Carli (ateneo privato di Confindustria), dichiarò pubblicamente:

«Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia BISOGNO DI CRISI e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario. È chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto visibile, conclamata.»

Il nome del lungimirante autore è: MARIO MONTI.

D’altra parte, a proposito del sopraccitato Robert Mundell, c’è chi sostiene che le apparenti debolezze dell’Euro siano in realtà il frutto concordato di una precisa strategia politica ed economica…
A riguardo, allego un divertente articolo del britannico“Guardian“ nella sua traduzione in italiano: QUI.

bortocal ottobre 30, 2013 a 20:59

citazioni ed articolo estremamente affascinanti…

Sendivogius ottobre 31, 2013 a 02:15

🙂 Grazie! Così ci vizi con simili complimenti!!

Naturalmente, ho letto con molto interesse i tuoi nuovi interventi… compreso l’accenno religioso (e politico) alla remissione dei debiti: dal giubileo ebraico, a Filippo IV detto il Bello.
Se il principio era giusto, l’applicazione concreta lasciava molto a desiderare. Tanto per dire, alla fine del XIII secolo i Re di Francia (subito imitati da monarchi spagnoli e inglesi), perennemente a corto di quattrini, avevano trovato il sistema perfetto per finanziare se stessi e le loro guerre feudali: l’espulsione e, in alternativa, l’eliminazione dei loro principali creditori, con la cacciata dei banchieri “lombardi“ che precedette di poco il rogo dei Templari.
Pratica quantomeno discutibile, che sempre si accompagnava a violente persecuzioni anti-ebraiche.

Il Debito nell’antichità era sinonimo di USURA; quasi sempre il prestito ad interessi si riduceva nella perdita della libertà personale e riduzione in schiavitù del debitore. Tant’è che nellaRespublica romana la cancellazione dei debiti era parte integrante delle battaglie politiche dei “populares“, a partire dai Gracchi.
Peccato che l’abolizione del debito, partita sotto i migliori e più nobili auspici, finì spesso col diventare il tratto distintivo di cinici demagoghi senza scrupoli, da Catilina a Clodio. (…)

non preoccuparti dei complimenti: sono facile agli entusiasmi e anche alle delusioni; qui però si prosegue a passo ben sostenuto e per ora la discussione resta di mio pieno gradimento.

mi delude soltanto 🙂 un po’ la tua formazione umanistica, che mi riconduce al pascolo dal quale provengo anche io; tuttavia, considerando la spaventosa cultura specifica che dimostri comunque in campo non solo storico, ma anche economico, mi pare di potere superare lo shock… 🙂

non dubito che le crude cancellazioni dei debiti passati fossero condotte con la stessa nettezza di decisione con cui si massacravano i contadini nelle guerre pressoché quotidiane o con cui, per restare in tema, si gestivano i debiti stessi, con riduzione in schiavitù di chi non riusciva a pagarli, e che il mondo abbia fatto qualche passo in avanti teorico verso i diritti umani e il politically correct; quel che mi interessava sottolineare è che l’intangibilità del debito (molto più apparente che reale, del resto, considerando la facilità con cui oggi qualcuno fallisce e ricomincia a indebitarsi da capo) è solo un tabù culturale, e anche senza spessore storico.

giustamente – mi hai letteralmente rubato le parole di bocca – fa parte di questo scenario nell’occidente europeo l’antisemitismo: il debito, ammesso nel mondo antico come fatto normale, è stato colpevolizzato col cristianesimo e trasformato in usura passiva; il creditore è stato espulso dalla società normale e ridotto ad enclave razziale e religiosa: l’ebreo.

questo facilitava di molto la “remissione del debito”, così importante da essere perfino parte della principale preghiera cristiana.

bastava lanciare un progrom contro gli ebrei per cancellare i debiti.

be’, non avevo mai fatto caso a questo rapporto particolare tra nascita del cristianesimo e trasformazione della teoria e della pratica economica: grazie di avere acceso questa intuizione.

ed ora sull’inflazione…

ma su questo la discussione continua nel post successivo.

* * *

Complimenti a tutti e due, un dibattito ad alto livello. Difficile trovare altri lidi dove si dibatta in modo civile e autorevole, senza incorrere in qualche Grillino della Domenica che spara cazzate a ripetizione.

Mi sbilancio giusto su un punto da voi dibattuto. Non servirà un altro Monti in Italia e l’Italia non rischia attacchi speculativi e Default a breve.

Ma, purtroppo, andremo sicuramente verso un modello di stampo Anglosassone molto più liberista che socialdemocratico.

Sendivogius ottobre 30, 2013 a 00:23

🙂 Se ci si sforza di mantenere uno standard di un certo livello, gli effetti sulla qualità degli interventi e dei contributi si notano eccome. E’ il miglior deterrente per tenere alla larga ensiferi ed altri insetti.

I punti che ho trovato veramente interessanti:

“non si rende conto che l’ulteriore indebitamento degli stati, oramai ridotti a longa manus della finanza mondiale, aumenta via via la potenza di controllo sugli stati per la finanza globalizzata.”

Assolutamente Vero!!! ma questo sono in pochi a capirlo.

“la seconda variante locale nel pensiero economico è quella grottesca dei vari Barnard e Bagnai”

Immondizia pura.

“manca nel mondo di oggi una terza vera alternativa, proponibile soltanto a livello europeo complessivo (almeno…), e cioè la lotta frontale alla finanza mondiale”

Penso che hai colto nel segno.

Per quello sogno (e forse rimarrà tale) un’Europa veramente unita e federale che possa fronteggiare questa sfida secolare.

bortocal ottobre 30, 2013 a 07:46

ti ringrazio degli apprezzamenti e, registrando una approvazione che mi è molto raro ricevere (per non dire unico), benvenuto nel club, allora! 🙂

tu dici che “l’Italia non rischia attacchi speculativi e default a breve”.

secondo me hai ragione in un certo senso, ma soltanto in parte.

è vero che dopo Monti e nonostante Letta l’Italia è uscita dal mirino della speculazione internazionale che riteneva inaffidabile la gestione Berlusconi, e lo dimostra lo spread più che dimezzato.

tuttavia la situazione del paese rimane catastrofica.

Il Ribelle ottobre 30, 2013 a 11:53

Quando Beppe Grillo diceva che l’Italia sarebbe fallita ad Ottobre, sapevo che erano solo i latrati di un vecchio ciarlatano e imbroglione, finalizzati al terrorismo di massa. Da un lato ridevo per le cazzate che sparava, dall’altro mi irritava perchè sapevo che qualche brava persona, non troppo preparata, si sarebbe terrorizzata, pensando al futuro proprio e della propria famiglia.

Quindi direi che Beppe Grillo oltre ad essere un omicida è anche un terrorista.

Tuttavia, quando gli allarmi partono da persone razionali preparate e in buona fede come te, mi impongono analisi ancora più dettagliate dei dati, e una revisione generale in chiave ancora più critica delle mie considerazioni. Ed in chiave personale è sicuramente uno stimolo, di cui ti ringrazio.

bortocal ottobre 30, 2013 a 07:46

e non solo: il problema del default non è più circoscritto all’Italia, ma all’insieme delle banche europee e agli Stati Uniti.

il complesso dei debiti bancari europei sfiora i 1.000 miliardi, dei quali è urgente trovare un ri-finanziamento: ma da dove?

Una quota parte di quel debito (difficile stabilire con esattezza l’entità) deriva dal long term refinancing operation (LTRO) una operazione fortemente voluta da Mario Draghi contro la massicica opposizione della Germania e di quasi tutti i paesi centro-nord europei.

In sostanza la BCE ha stampato una vagonata di soldi e li ha prestati a tassi di interesse bassissimi (quindi IN PARTE le BCE si comporta a tutti gli effetti come banca centrale, ha “pompato carburante” nel sistema).

Chi ha preso i soldi in prestito ha fornito degli asset a garanzia (quindi prestiti “coperti”).

Quindi io non mi preoccuperei del valore in senso assoluto del debito, ma dove sono stati investiti i soldi presi in prestito.

Gran parte del denaro derivante dal LTRO è stato investito in titoli di stato Italiani francesi o spagnoli e una piccola parte (per la verità crescente negli ultimi tempi) è stata riversata nell’economia (prestiti ad imprese ect…).

Questo perchè ultimamente non conviene più prendere titoli di Stato italiani dai rendimenti bassi.

Mentre in precedenza le banche prendevano soldi in prestito dalle BCE all’1% e ci compravano titoli al 6% (come quello Italiano di qualche tempo fa). Le cosiddette Rendite Finanziarie (ora tassate GIUSTAMENTE al 20%).

bortocal ottobre 30, 2013 a 07:46

il debito pubblico americano è di 13.000 miliardi di dollari e abbiamo visto come la finanza mondiale è tentata dall’idea di fare completamente fallire lo stato stesso per cancellare ogni forma di spesa sociale.

insomma, a me la situazione pare drammatica, anche se vi è una congiura generale del silenzio per tenerla sotto traccia, e solo qualche dato sfugge qua e là dalle maglie del controllo dell’informazione…

Su questo dissento.

In Italia è difficilissimo tenere segreti del genere, ci vorrebbe un complotto incredibile a livello di tutti gli organismi di informazione, e a questo sinceramente non credo.

Se si studiano i dati e si da ascolto alle persone giuste (e competenti) il quadro generale può risultare non così oscuro. Questo per quanto riguarda i dati prevedibili.

Poi ci sono tante cose che non lo sa neppure il padre eterno come evolveranno, ma non si tratta di complotti solamente di problemi di una complessità così tanto elevata che qualsiasi previsione ha una accuratezza ed attendibilità estremamente bassa.

* * *

Annunci

One thought on “sendivogius, “Kill’em All!”

  1. Pingback: sendivogius, “Kill’em All!” | Cor-pus

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...