intesomale, l’ipotesi.

LA PANCHINA

marzo 3, 2014 di intesomale

Una persona di un’intelligenza così gigantesca che se scrivesse su WordPress la capirebbero in tre una volta mi ha spiegato che lo statuto ontologico della fiction e quello della realtà sono molto simili, la distinzione diventa quasi gioco di assiomi.
Beh, nelle sue formulazioni elementari l’idea è stata calpestata un po’ di volte in diverse filosofie.
Oggi mi sono seduto su una panchina e ho pensato a come sarebbe il mondo se fosse il sogno di una farfalla e non sono riuscito a immaginare nulla, nessuno spigolo di ragionamento che mi impedisse di dar credito all’ipotesi di essere il personaggio di una storia.
L’unico spigolo che ho incontrato è stato quello dell’incredibile complessità della trama – o, se il mondo che succede davvero è solo quello che mi capita davanti, della grande abilità dell’autore a simulare eventi concomitanti.
Non è un grosso problema, però: non ci sono limiti alla spinta creativa alla base degli eventi raccontati.
Allora mi sono detto: spingiamoci più in là. E se fossimo tutti la descrizione di cose che succedono?

E se il mondo fosse un enorme manuale di istruzioni, dal titolo: Come sarebbe un’umanità ipotetica?
.
Poi mi sono alzato dalla panchina.
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* * *
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bortocal il marzo 3, 2014 alle 3:08 pm scrive:
ma lo è!!

(avevo scritto un bel commento davvero – credo – ma è stato cancellato, e ora preferisco uscire che rifarlo).

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intesomale il marzo 3, 2014 alle 4:58 pm scrive:
lo voglio, riscrivilo dopo

.

bortocal il marzo 3, 2014 alle 9:12 pm scrive:
rieccomi, però è difficile ritrovare la scrittura di getto.

mi chiedevo come mai gli uomini facciano così fatica ad accettare l’idea di essere soltanto delle ipotesi.

(a parte il sottoscritto 😉 , e adesso – pare – anche tu, oltre al tuo ignoto maestro; ma ce ne sono altri di maestri su questa strada).

il fatto è che circolano due spiegazioni delle origini del mondo, e nessuna convincente.

la prima è quella dei monoteismi, che la attribuiscono ad una misteriosa “creazione” da parte di un essere perfetto (senza accorgersi che proprio creando negherebbe la sua perfezione).

questa “spiegazione” è così cervellotica e assurda che non si regge in piedi salvo che perché affascina chi ritiene di potere essere il portavoce di questo Signore assoluto.

la seconda è quella materialistica classica, che fa dipendere il mondo dal caso; però questo caso è maledettamente azzeccato, molto peggio di una vincita al totocalcio; è la famosa scimmia che scrive la Divina Commedia battendo a caso i tasti di un computer.

l’universo sembra costruito apposta per consentirci di vivere; basta cambiare di poco un qualunque parametro su decine perché la nostra vita come specie risulti impossibile.

neppure questa spiegazione è convincente oggi, e se non vogliamo ritornare alle mitologie della prima non ci resta che pensare di essere delle ipotesi.

le ipotesi non hanno bisogno di essere create e possono anche proporsi da sole.

ma le ipotesi possono essere anche auto-coscienti?

e perché no? una ipotesi non vale forse l’altra?

per questo i fisici stanno arrivando a pensare che gli universi siano infiniti di numero, oltre che nello spazio.

ma come potrebbero esistere nello spazio universi infiniti reali? questo solo basta a dimostrare che gli universi sono delle ipotesi, compreso il nostro.

e proprio perché ipotetici possono convivere tutti, infinitamente, nello stesso spazio-tempo, oppure ognuno creare il suo senza impedire che se ne formino altri.

a questa visione del mondo era già arrivato Buddha e l’Oriente che parlava del velo di Maia: il velo di Maia da superare per arrivare alla conoscenza profonda è la presunzione della realtà, la presunzione di essere reali.

siamo invece soltanto i personaggi della fantasia di un autore, che forse siamo noi stessi.

e non prendersi sul serio, staccarsi dalle regole del gioco, vedersi come personaggi non aiuta forse a vivere meglio??

– onestamente, [REDACTED], mi è uscito due volte più lungo e non mi piace affatto, adesso.

il fatto è che l’entusiasmo di avere trovata un’eco possibile di un pensiero che macino da lunga data in solitudine nel frattempo si è un poco assopito, dopo un pomeriggio di carnevale tedesco… 😦

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