Chiara e lo stalker virtuale.

Non v’è modo alcuno per entrare nell’animo umano, a passi incolti nei cuori.

Non v’è umana comprensione che possa comprendere ciò che ci appare astruso.
Io
per quanto mi riguarda
mi confondo tra i fiori.

* * *

Come la vita

Il blog, come la vita, è un calderone disomogeneo di gente e fatti. Su pochissimi abbiamo il controllo, sulle cose che ci riguardano strette e neppure, il più delle volte, su quelle. Ci barcameniamo più o meno, chi con serenità, chi rassegnazione, chi accettazione, chi urlando, chi imprecando, chi tentando di prevalere, chi assentandosi.
Ognuno fa come può.

Spesso però accade che qualcuno fa di più.
E quel di più alle volte ha un peso immane e forte su chi lo riceve. Una mannaia, un cappio, un coltello sempre piantato nella schiena.
Un’ombra che appare ad ogni sospiro.

Vi vorrei raccontare una storia, parla di me e vorrei che la si potesse leggere per quello che è, un’esperienza. (…) E la racconto affinché chi si dovesse trovare dalla parte opposta alla mia, capisca cosa si prova. Cosa provo io.
Non ho alcuna presunzione di insegnare, solo raccontare.

Accade che scrivo su wordpress e anche su un altro social. Le mie cose possono piacere e non piacere e il luogo migliore per dirmelo è esattamente sotto i miei scritti. Per darmi occasione di dire la mia, difendere le mie opinioni, eventualmente cambiarle, sono pronta a tutto.
Accade invece che da anni, soprattutto nell’ultimo, i miei scritti, le mie azioni, le mie idee, i miei sentimenti, sono stati spesso, da una persona, criticati, offesi, derisi, stracciati; copiate parti e ribaltate; rabbiosamente rivoltate le mie parole, ricoperta io e le mie emozioni di epiteti forti e offensivi; di insulti.
Chi lo ha fatto,  non ha mai citato il mio nome, con la presunzione e forse la codardia di chi non sa affrontare un problema direttamente (se problema è) ma solo deriderlo a proprio vantaggio. E lo ha fatto lontano dai miei scritti, in altri posti, ma mai privati. In quei social ove tutti possono accedere e con un piccolo calcolo, visto che quegli scritti che mi deridevano venivano scritti dopo poche ore, alle volte minuti, dai miei, arrivare a  capire che si parlava di me.
E per chi ha mente un po’ sveglia ed attenta,  il gioco del capire di chi si parlasse, era molto facile.

Io in questi anni non ho mai risposto alle offese, mai. Vorrei che fosse chiaro, mai. Perché trovo sciocco deridere le persone in loro assenza, lo trovo maleducato. Non ho mai risposto perché credo che l’indifferenza sia l’arma migliore e il silenzio sinonimo di classe ed eleganza. E di rispetto, in primis per se stessi.
Ma confesso che ne ho sofferto tanto, perché non ho mai capito il motivo. I miei scritti, i sentimenti, le emozioni di cui sono stata oggetto di derisione, erano sentimenti generali, e mai, mai, hanno riguardato la persona che poi le prendeva e le svestiva.
Mi sono sentita nuda, spogliata, depredata. E con grande fatica, concentrandomi su di me, ho continuato a scrivere, ben sapendo che prima o poi l’offesa, il colpo, la sciabola, avrebbe inferto, con la penna-tastiera, il suo verdetto.

Ora le mie sono solo parole.
Parole, nulla più.
Che spero si possano leggere in serenità, nessun rancore mi anima; solo una profonda tristezza ed afflizione, perché la vita è già violenta e dolorosa di suo che aggiungerne altro, gratuito e senza vere motivazioni, senza spiegazioni è davvero una bestemmia.

Chiara 

* * *

chiara, ti commento qui perché mi pare che nel post di poco fa i commenti sono (comprensibilmente) chiusi.

voglio esprimerti a mia solidarietà per quello che hai passato.

posso capirlo perché ho subito un trattamento simile, che nel mio caso non poteva essere definito altro che come pestaggio virtuale fascista sull’altra piattaforma che alla fine ho abbandonato proprio per questo.

situazioni differenti, ma che inducono a pensare che esistono persone disturbate che traggono a ragione dea propria esistenza dal perseguitare gli altri e accanirsi contro qualcuno; sono dei poveri casi umani, e andrebbero soltanto compatiti, ma anche ridotti al silenzio, perché godono a diffondere sofferenza.

chiara ha detto: maggio 1, 2014 alle 9:06 pm

ho pensato a lungo se scrivere quel post, ma sono giunta al limite della sopportazione e il grado di tristezza che provo è molto alto, tanto che è arrivato a compromettere una parte importante della mia vita.
Questa persona continua indisturbata a perseguitare ogni cosa che non gradisce, secondo il suo canone e, come ben sai, occorre avere spalle forti per non rendere con la stessa violenza.
Io non l’ho mai fatto, né lo farò
E non credo che il mio post sia offensivo…è l’esposizione del mio non poterne più, nella vana speranza non che legga, perché quello lo fa credo ad ogni minuto della sua vita, ma che capisca cosa si prova: libertà negata.
Grazie per la tua comprensione, sapere che esistono persone attente agli altri come te, mi fa bene.

come sai, da molto tempo non mi sento cattolico, ma da qualche tempo, complici i viaggi in Oriente, non mi sento neppure di definirmi cristiano; in ogni caso ho rifiutato da tempo la logica del porgere l’altra guancia, la ritengo una legge morale sbagliata: fa soffrire chi la porge, perché è innaturale, e facilita il loro compito ai violenti; troverei più giusta una morale che ci dicesse soltanto: reagisci con misura e senza troppa animosità, non gettare olio sul fuoco.

penso quindi che sia giusto che tu non ti limiti a incassare soltanto, deglutendo l’umiliazione, e il post che hai scritto mi pare un ottimo esempio di reazione misurata.

ti direi anche di lasciare esprimere liberamente la tua sofferenza, il tuo disagio e anche il tuo risentimento: abbiamo bisogno di dare voce alle nostre emozioni per viverle meglio.

detto tutto questo, neppure questo ti salverà del tutto – dico sulla base della mia esperienza: la vera salvezza arriva soltanto quando la disistima per la persona che ti perseguita diventa tale che proprio non ti interessa più nulla quello che scrive o fa e ti DIMENTICHI di andarlo a controllare.

ho verificato che col tempo questo ha ridotto il persecutore al silenzio pressoché completo e lo ha restituito alla insignificanza esistenziale dalla quale la sua persecuzione gli aveva dato l’illusione di togliersi.

l’esperienza, virtuale e reale, di questo genere di persone mi ha però fatto capire un aspetto della loro strategia relazionale che quasi sempre sfugge all’osservazione: malignamente questi personaggi programmano più o meno consapevolmente una fase iniziale in cui simulano grande amicizia e inducono ad un attaccamento, senza il quale sarebbe facile liberarsi delle loro persecuzione con un’alzata di spalle.

è il ripetersi di esperienze come queste che mi induce oggi ad essere molto prudente prima di affidarmi emotivamente a qualcuno.

è molto triste diventare controllori e quasi nemici dei propri trasporti emotivi, però certe esperienze della vita inducono a farlo.

in ogni caso, quando si vivono questi episodi di stalking, riuscire a classificare il persecutore in una tipologia precisa e a inquadrarlo in uno specifico disturbo di comportamento – quello delle persone che riescono a definire se stesse solo attraverso il dolore che infliggono agli altri – è un grande aiuto per una presa di distanza emotiva da un vissuto che può essere di grande sofferenza.

chiara maggio 2, 2014 alle 7:07 am

La strategia relazionale è perfetta, Bortocal.

Proprio così ha fatto, stessi passi….. e il più delle volte, quando non ce la faccio più e dico quello che devo in privato e a tu per tu, ecco che la persona mi ripete che ha provato mille volte ad essermi amica e io l’ho rifiutata. Addossa a me la colpa del fallimento. Questa persona si dipinge come meritevole d’amore, vittima della mia indifferenza.

Dici bene che per farla smettere occorre indifferenza, ma in questo caso purtroppo non ci sono solo implicazioni virtuali ma relazioni reali.

Grazie per le tue parole, mi sono di conforto e credo proprio mi aiuteranno a gettarmi alle spalle un periodo buio.

bortocal maggio 2, 2014 alle 7:39 am

più ne parli e meglio capisco quanto il tuo caso sia più complicato del mio e assomiglia piuttosto ad un ben altro casino emotivo in cui andai ad invischiarmi troppo tempo fa; adesso non ne voglio parlare di più per le troppe implicazioni di diverso tipo, che preferirei evitare.

sono persone “vischiose”, prive di una solida identità propria, e vivono come parassiti psicologici veri e propri delle personalità altrui: nel tempo hanno sviluppato delle tecniche invasive della mente altrui perfezionatissime e quasi diaboliche, dalle quali è difficilissimo difendersi, non essendo ancora stati scoperti gli antibiotici mentali.

parlare parlare parlare, condividere: mi pare l’unica terapia possibile.

vincerai quando TU riuscirai ad escluderlo davvero dalla tua mente…

ma se ti dico che io vado incontro a ricadute occasionali anche dopo 35 anni!

* * *

post in lavorazione; to be continued.

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